Corso di avviamento LIS - Lingua dei segni italiana

Corso di avviamento LIS 2014

Corso di avviamento LIS - Lingua dei segni italianaIl Corso di Formazione «Identità della Persona Sorda e Diritto all’Accesso tra lingua dei segni, cultura e leggi» si realizzerà nell’ambito di un’iniziativa promozionale Progetti di Formazione per la conoscenza e integrazione LIS-LINGUA ITALIANA SEGNI.

L’Associazione UTOPIA SPORT organizza questo corso, con l’obiettivo di migliorare il processo di promozione globale delle “Persone Sorde”, la loro inclusione sociale e il loro diritto ad accedere alla comunicazione, anche tramite la figura professionale dell’interprete LIS.

 

Le persone sorde segnanti hanno sempre usato la LIS, anche se per molto tempo di nascosto, poiché i segni erano considerati un impedimento all’apprendimento della lingua italiana: si riteneva, erroneamente, che usandoli le persone sorde non avrebbero mai appreso a parlare verbalmente. I segni sono invece, al pari di qualsiasi lingua, un modo di rappresentazione della realtà e della cultura dei sordi.

L’idea è quindi realizzare un Corso LIS di Formazione e Approfondimento sia per principianti sia per persone con conoscenze di base.

Nel breve corso si partirà dalla dattilogia, una specie di spelling delle parole, e dal suo uso per presentarsi e per dire tutte quelle parole di cui non vi è una traduzione in segni, fino ad arrivare ai segni.

Le lezioni di pratica della LIS saranno proposte in maniera graduale, partendo dai concetti di base, fino ad arrivare a raccontare una favola o a cantare un testo in LIS.

Oltre ai segni, durante il corso ci concentreremo su elementi di sintassi, di storia, di antropologia, di psicolinguistica, di sociologia e di diritto per far conoscere agli alunni anche il modo di pensare, di apprendere, di costruire il reale della persona sorda.

Questo per capire che esiste un mondo separato non solo dalla grande barriera linguistica, ma anche da molti pregiudizi e preconcetti che impediscono alle persone udenti di rapportarsi con chi è sordo in maniera egualitaria e non omologante.

I docenti, esperti e altamente preparati, sono stati selezionati tra quelli che partecipano da anni ai corsi realizzati presso l’associazione AEEOS, l’Università del Salento, e per tutti i progetti della rete “Tam Tam Sociale”.

 

Programma e Modulo d’iscrizione

 
Il corso inizierà martedì 18 novembre 2014 presso la sede UtopiaSport, Via Mater Domini – Pisignano(LE) ore 16.30.
 
Nei giorni a seguire si svolgeranno ogni martedì 3 ore di lezione dalle 16.30 alle 19.30, per un totale di 50 ore. Al termine del corso, si terrà a disposizione dei partecipanti un incontro da 4 ore dalle 16.30 alle 20-30.
 
Per partecipare bisogna inviare il modulo d’iscrizione all’indirizzo email: utopiasport@virgilio.it

oppure contattare telefonicamente la responsabile del corso, Grazia, tel. 349 178471. Di seguito i collegamenti per scaricare i documenti:Il modulo è scaricabile al seguente link, mentre per scaricare il comunicato del corso potete cliccare qui.

Lingua dei segni

Lingua dei segni

Descrizione

La comunicazione avviene producendo quelli che a un profano possono sembrare dei banali gesti, ma in realtà si tratta di segni (che a differenza dei gesti hanno uno specifico significato codificato ed assodato, come avviene per le parole) compiuti con una o entrambe le mani, ad ognuno dei quali è assegnato uno o più significati. Le lingue dei segni sfruttano il canale visivo-gestuale, perciò il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista.

Le lingue dei segni sono afferenti alle comunità dei sordi sparse su tutto il mondo: ad ogni nazione corrisponde una sua lingua:

  • in Italia, la Lingua dei Segni Italiana (in acronimo LIS),
  • negli Stati Uniti la Lingua dei Segni Americana (American Sign Language, ASL)
  • nel Regno Unito la Lingua dei Segni Britannica (British Sign Language, BSL)
  • in Francia la Lingua dei Segni Francese (Langue des Signes Français, LSF)

e cosi via.

È da sottolineare che non solo a ogni nazione corrisponde una specifica lingua dei segni, ma che anche all’interno dello stesso paese esistono leggere varianti regionali della lingua dei segni nazionale ed in certi casi, perfino all’interno di una stessa città tra circoli di diversi istituti (vedi il caso della LIS e delle sue varianti dialettali e delle sue varianti nella città di Roma ad es. tra l’istituto di V. Nomentana e lo Smaldone).

Storia

La comunicazione visiva dei sordi è nota sin dall’antichità: anche se le notizie su quello che allora veniva chiamato linguaggio mimico o dei gesti sono molto frammentarie. Il primo a descrivere nei suoi scritti in modo più sistematico la lingua dei segni usata dai suoi studenti sordi è l’educatore e fondatore della Scuola di Parigi per sordi, l’Abbè de L’Epèe, che, nella seconda metà del 700, decide di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare la lingua scritta e parlata aggiungendo dei segni da lui creati corrispondenti ad elementi grammaticali e sintattici della lingua francese.

Sicard, successore di L’Epèe, è stato un grande studioso della lingua dei segni e in generale tra gli illuministi francesi, nello stesso periodo, si può riscontrare un interesse per i diversi aspetti della comunicazione umana. Lo statunitense Thomas Hopkins Gallaudet, affascinato dall’opera di Sicard, si reca in Francia e dopo un anno di tirocinio presso l’istituto dei sordi di Parigi, decide di ritornare in patria nel 1816. Nel viaggio di ritorno in nave durato un anno impara la lingua dei segni francese (LSF) da un educatore sordo dell’istituto che porta con sè: Laurent Clerc. Gallaudet ha portato negli Stati Uniti la lingua dei segni francese, che  diffondendosi grazie alla nascita di istituti per sordi (la prima scuola è quella di Hartford nel Connecticut), e combinandosi con dei segni allora in uso presso la popolazione locale, ha dato origine alla lingua dei segni americana (ASL) (possiamo infatti notare ancora oggi delle somiglianze significative tra la LSF e l’ASL). Gallaudet è famoso, inoltre, per aver fondato la prima università al mondo per sordi.

Anche in Italia esiste e viene usata una lingua dei segni tra i sordi: esistono testimonianze al riguardo di educatori sordi della prima metà dell’800. Ma il Congresso di Milano del 1880 e la svolta rigidamente oralista che ad esso si accompagna impedisce che questa forma di comunicazione abbia un’ampia diffusione soprattutto in ambito educativo: proibita nelle classi si diffonde nei corridoi con un conseguente impoverimento linguistico e una conseguente mancanza di consapevolezza che la lingua dei segni italiana costituisca la lingua madre dei sordi, non inferiore alla lingua degli udenti. In tutti i paesi, comunque, la lingua dei segni inizia ad essere studiata da un punto di vista linguistico solo a partire dagli anni sessanta. William Stokoe, un ricercatore americano, fu il primo a dimostrare che questa forma di comunicazione non è una semplice mimica, ma una vera lingua, con un suo lessico e una sua grammatica, in grado di esprimere qualsiasi messaggio.

Sintassi

La lingua dei segni italiana è una vera lingua dal punto di vista sociologico, in quanto espressione di una comunità: la comunità dei sordi italiani. È anche una vera lingua con una sua struttura e sintassi: questa è spesso differente dall’italiano ma può avere incredibili similitudini con altre lingue orali. I verbi ad esempio non si coniugano in base al tempo, ma devono concordare sia con il soggetto (come in italiano) sia con l’oggetto dell’azione, come avviene in basco. Esistono forme pronominali numeriche per indicare “noi due, voi due” (come il duale del greco antico) e addirittura “noi cinque, voi quattro, loro tre”. La concordanza di verbi, aggettivi e nomi non è basata sul genere (maschile e femminile come in italiano) ma sulla posizione nello spazio in cui il segno viene realizzato. Esistono diverse forme per il plurale “normale” e il plurale distributivo, distinzione sconosciute alle lingue europee, ma note in lingue oceaniche. Il tono della voce è sostituito dall’espressione del viso: c’è un’espressione per le domande dirette («Vieni?», «studi matematica?») una per domande complesse («quando vieni?», «cosa studi?», «Perché piangi?») una per gli imperativi («Vieni!», «Studia!») e altre per indicare le frasi relative («il libro che ho comprato, la ragazza con cui parlavi»).

segno di ogni lingua dei segni può essere scomposto in 4 componenti essenziali:

  • movimento,
  • orientamento,
  • configurazione,
  • luogo (ossia le quattro componenti manuali del segno)

e componenti non manuali:

  • espressione facciale,
  • postura e
  • componenti orali.

Di quest’ultimo elemento, le componenti orali, poiché rappresentate solo talvolta da labializzazione simile al parlato, si ritiene che non appartengano propriamente alla lingua dei segni se non per aspetti secondari laddove il segno sia indentificabile e pienamente intelleggibile grazie alle altre componenti

Si tratta dunque di un apporto delle lingue orali la cui influenza sulle lingue dei segni si manifesta a causa di una educazione oppressiva che non permise, e talvolta anche oggi non permette, l’uso naturale della lingua dei segni ai sordi con evidenti finalità di ‘integrazione’ (forzata e a senso unico): molti sordi ad esempio usano segnare il verbo in ultima posizione (es: bambino mamma lui-le-parla) quando comunicano in Lis, tuttavia nelle traduzioni televisive il verbo viene spesso messo in seconda posizione ad imitazione dell’italiano.

Un altro evidente sintomo della pervicace ricerca di ‘integrazione’ è la pseudo-lingua detta “Italiano Segnato”, ovvero l’uso dei segni con struttura grammaticale della lingua italiana oppure, ancora, il ricorso all’alfabeto manuale (dattilologia) quando il segnante manchi, per sua ignoranza, di un segno o non sia ancora entrato a far parte della lingua nella LIS, il cherema corrisponde al fonema delle lingue parlate. Si può in questo caso parlare di coppie minime facendo riferimento a due segni che differiscono soltanto di una delle componenti essenziali. Alcune funzioni grammaticali vengono espletate dalle espressioni facciali come ad esempio la forma interrogativa. È possibile, tuttavia, con un solo segno che incorpora più elementi rappresentare intere frasi o loro parti consistenti e significative; esistono perciò segni particolari – come per esempio i cosiddetti classificatori – che svolgono più funzioni.

È importante non far confusione tra termini apparentemente equivalenti come “la lingua dei segni” e “il linguaggio dei segni”. Questo perché il termine “linguaggio”, almeno secondo il De Mauro Paravia, indica genericamente la capacità innata degli esseri umani di comunicare tra di loro in una (o più di una) lingua, indipendentemente dal fatto che si usi la voce o il corpo per veicolare tale lingua. Il termine “lingua” designa quindi un sottoinsieme ben specifico dei vari “linguaggi”.